5 cose da sapere sulla plastica

5 cose da sapere sulla plastica

Nel mare infinito di prodotti che consumiamo quotidianamente, la plastica si è distinta come uno dei materiali più versatili e allo stesso tempo uno dei più problematici per il nostro ecosistema. Ma qual è l’entità del problema della plastica? Le cose da sapere sono tante, dalla produzione al consumo, fino alle implicazioni ambientali del suo smaltimento.

Attraverso uno sguardo attento e basandoci su studi recenti, ci immergiamo nelle complesse dinamiche del ciclo di vita della plastica, dalle massicce quantità prodotte globalmente ai microscopici frammenti che si diffondono nei nostri oceani e addirittura nell’aria che respiriamo.

Analizziamo anche l’impatto della produzione di plastica sul cambiamento climatico e la realtà del riciclo. Il dibattito sulla plastica è molto acceso e si discute spesso di soluzioni e comportamenti sostenibili per affrontare questa crisi ambientale.

1. Consumo e scarto di plastica

Tra il 1950 e il 2015, sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica. Di questa quantità, soltanto il 36% è ancora in utilizzo, mentre il resto è diventato rifiuto. La difficoltà di smaltimento della plastica deriva dalla sua durabilità, che contrasta con l’uso singolo della maggior parte dei prodotti in plastica. Questa contraddizione è discussa nel libro Mal di plastica di Daniela Cipolloni, Teresa Paoli e Paola Vecchia.

2. Frammentazione della plastica

La plastica tende a decomporsi in particelle sempre più piccole, note come microplastiche, che variano in dimensione da un micrometro a cinque millimetri. Queste particelle inquinano gli ambienti naturali, dalle montagne più elevate agli abissi marini.

Uno studio pubblicato su Plos One ha stimato che ci sono circa 170.000 miliardi di particelle di plastica negli oceani, pesanti 2,3 milioni di tonnellate. Si prospetta che, entro il 2050, il peso delle microplastiche negli oceani supererà la biomassa di tutti gli organismi marini.

3. Microplastiche dai tessuti ai polmoni

Le microplastiche non solo contaminano gli ambienti esterni ma provengono anche da tessuti sintetici e si diffondono negli ambienti interni. Un metro cubo di aria può contenere fino a 1,5 milioni di particelle microplastiche.

Considerando che un adulto respira circa 10 metri cubi d’aria al giorno, ciò significa che potenzialmente possono entrare nel nostro organismo fino a 15.000 particelle al giorno, con alcune di queste che possono raggiungere addirittura il flusso sanguigno. Gli effetti sulla salute non sono ancora ben compresi, ma esistono studi che suggeriscono collegamenti con processi infiammatori.

4. Produzione di CO2

L’industria della plastica contribuisce all’inquinamento atmosferico perché è responsabile del 5% delle emissioni di gas serra globali, con la produzione di plastica monouso che rilascia più anidride carbonica di quanto ne produca l’intero Regno Unito. Inoltre, la plastica viene prodotta prevalentemente da petrolio e il suo incremento è venti volte superiore a quello della plastica riciclata.

5. Difficoltà del riciclo della plastica

Ma il riciclo della plastica è complesso e limitato: diversi tipi di plastica non possono essere facilmente riciclati e il processo spesso porta a un prodotto di qualità inferiore. Secondo l’OCSE, solo il 9% della plastica viene riciclato, l’11% è incenerito, quasi la metà finisce in discarica e il 22% viene abbandonato nell’ambiente o disperso in modo incontrollato.


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Lidia Barani

Pubblicato da Lidia Barani

Lidia Barani è una giornalista esperta nel campo della tecnologia e dell'innovazione. Con oltre 10 anni di esperienza nel settore, ha lavorato per diverse testate nazionali e internazionali, contribuendo con articoli e approfondimenti su temi legati all'intelligenza artificiale, alla robotica e alle ultime tendenze del mondo digitale. Lidia è appassionata di scienza e ama esplorare come le nuove tecnologie possano migliorare la nostra vita quotidiana. Nel tempo libero, si dedica alla lettura di saggi scientifici e alla scrittura di racconti di fantascienza.